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THE FIRST BLOOM

THE FIRST BLOOM

Ho sempre avuto dei problemi con gli inizi. Vuoi offrire un bel fiore a chi legge, ma ogni volta ti trovi a scrivere con le mani scivolose ed ecco che ti pungi.
Da quando ho deciso di aprire un blog personale ho passato giorni a pensare a quello che avrei potuto raccontare, ma l'unica cosa che ero riuscito a decidere (dopo lunghe riflessioni) era che avrei optato per un font con le grazie, perché fa più intellettuale.

Allo stesso tempo, però, ricordo a me stesso che non c'è nulla di più emozionante di fare qualcosa per la prima volta e non potrei essere più felice di iniziare con questo scatto.

The First Bloom - La Prima Fioritura è uno scatto a cui sono particolarmente affezionato, per diverse ragioni.

IL MATERIALE

È stata la prima volta che mi sono messo alla prova nella realizzazione di un'idea partendo da uno schizzo sulla mia Moleskine, per arrivare poi a vederla sullo schermo della fotocamera.
È stata anche una sfida dal punto di vista tecnico perché era la prima volta che usavo la luce flash. Ho sempre preferito quell'aspetto che solo la luce naturale (magari di una finestra o il cielo di una giornata nuvolosa) riesce a donare alle immagini: luce morbida e ombre diffuse. Allo stesso tempo, però, volevo che la foto avesse una luce simile a quella dei ritratti fiamminghi, per cui decisi di acquistare il mio primo flash, abbinato ad un softbox, per ammorbidirlo.
Nulla di professionale, lo ammetto! Tutte cose trovate su Amazon a poco prezzo, ma quello che mi interessava era il risultato. Con un piccolo budget sono quindi riuscito a procurarmi tutto il necessario: flash a slitta, stativo, softbox e trigger radio per comandare il tutto dalla mia Canon.

Tralasciando la povertà tecnica dei miei schizzi, spesso, nel caso di scatti costruiti o in situazioni in cui c'è un minimo di set design, trovo molto utile disegnare un'anteprima di come gli elementi saranno disposti all'interno dell'inquadratura e definire alcuni dettagli di conseguenza.
Come si può vedere, pochissimo di ciò che avevo programmato si può trovare nel risultato finale. Si va sempre incontro a difficoltà e cambiamenti dell'ultimo momento.

Difficoltà sì, ce ne sono state.
In fase di ricerca location ho fatto parecchi sopralluoghi nelle campagne intorno a me, in cerca di un campo di granoturco adatto ad essere utilizzato come secondo piano dell'immagine. Era necessario che avesse lo spazio sufficiente per ospitare la costruzione della foto e che fosse raggiungibile da un cavallo.

IL CAVALLO

Aspetta e un cavallo dove lo trovo?
È stato divertente vedere le facce delle persone a cui chiedevo "Senti, sai dove posso prendere in prestito un cavallo?". Non è una richiesta che viene posta spesso.
Ho pensato che la soluzione migliore potesse essere contattare un maneggio e così è stato. Il primo (e unico) tentativo è stato il Centro Ippico Baldovino, a Francolino (FE). Ho trovato fin da subito persone gentilissime interessate al mio progetto e dopo qualche chiamata sono arrivato a conoscere Federica, proprietaria di Riki, un cavallo che amo fotograficamente, dal manto ricco di texture e di cui avete fatto la conoscenza qualche riga fa.

LA LOCATION

Trovato il campo di granoturco, il modello, i vestiti e il cavallo perfetto, è tutto pronto. Decido quindi di fare un ultimo sopralluogo il giorno prima dello shooting, per controllare che tutto fosse come l'avevo visto l'ultima volta.
Tutto bellissimo, tranne il fatto che il campo di granoturco era stato appena falciato e il flash non funzionava.
Non nascondo che in quel momento sono stato preso da un profondo sconforto ed ero già pronto per annullare tutto. Mi sono seduto a terra, in mezzo ad un campo, con il sole ormai tramontato e in compagnia di una decina di zanzare, a dover decidere cosa fare. Cancellare il servizio fotografico era una possibilità, in fondo era un mio progetto personale. Non avrei dovuto consegnare questi scatti a nessuno, per cui potevo rimandare.
Rimandare, però, era la decisione sbagliata. Spesso capita che le cose non vanno come programmato e se qualcosa cambia, vuol dire che non doveva andare così. La cosa importante è riuscire a trasformare questi apparenti ostacoli in occasioni e situazioni che prima non vedevamo.

La mattina del giorno del servizio fotografico scoprii che il flash non funzionava per un rarissimo difetto di fabbrica: batteria scarica. Tiratomi un pugno in faccia da solo e cambiate le pile, tornai nella stessa location e notai che, dalla parte opposta a quello che era il campo di granoturco, c'era un terrazzamento di erba che creava un possibile sfondo.

Alla fine, a parte un cavallo un po' agitato, tutto andò per il verso giusto e arrivai a casa estremamente emozionato.

STORYTELLING

Tutte le fotografie raccontano qualcosa: di chi è ritratto, del fotografo, o magari raccontano una storia. Ultimamente sono attratto da quelle fotografie che mi fanno pensare "cosa è successo prima?", "cosa succederà dopo?" come fotogrammi rubati dalla pellicola di un film di cui è impossibile sapere la fine. Immagini che contengono elementi narrativi e dettagli che strizzano l'occhio allo storytelling.
Con questa fotografia inizio una serie di immagini che andrà in questa direzione e non vedo l'ora di condividere con voi i prossimi lavori.

Un ringraziamento speciale a Matteo, Riki, Federica, Elettra e Alessandro.


« Alcune di queste rose paiono appassire e sfiorire »
« Quel destino attende tutte le rose, sire. Tutte le rose sono esposte agli elementi, vostra maestà: germogliano, sbocciano e sfioriscono. La rosa cresce interamente ignara, passando naturalmente da una condizione a un'altra e, benché gli elementi possano trattarla crudelmente, non ne è consapevole e continua verso la sua fine senza consapevolezza della sua beltà. Ahimè, non è lo stesso per noi »
« Se una tal rosa potesse parlare, che direbbe? »
« Si, sono qui. Ho fatto il mio dovere vegliata dalla natura, e dopo di me i miei figli lo faranno. C'è un contributo più grande o fine più leggiadra? »
« Una rosa saggia »

- A Little Chaos


Luca

AWAKENED IN A PALE DREAM - ELEGANT MAGAZINE

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